08 | 09 | 2010
Liberazione e costituzione: un rapporto da riattivare PDF Stampa E-mail
Gli studenti italiani conoscono la Costituzione? Se è giusto riconoscere che la Repubblica italiana è "nata dalla Resistenza" e che la Costituzione ne certifica l’origine, bisogna convenire sul fatto che, dopo 65 anni, c’è ancora molto da lavorare per mettere a fuoco il concetto, soprattutto tra i giovani.
Il 42,9% degli studenti italiani, infatti, ammette di avere soltanto una ''conoscenza media'' della Costituzione mentre il 35,3% ne ha una ''piuttosto scarsa''. Soltanto il 36,5% ha in casa una copia della Carta, anche se il 65% ritiene che i Padri costituenti abbiano fatto un buon lavoro. Sono dati freschissimi, ancora provvisori ma attendibili, che emergono da una ricerca svolta dall'associazione "Proteo-Fare Sapere", su un campione di 1.100 studenti di 10 regioni da Nord a Sud. La sostanza è che quasi 4 studenti su 5 non si sentono preparati in materia; e se ne ricava un serio motivo di allarme.

Ed il 25 aprile?

La ricorrenza della Liberazione, il 25 aprile, si può celebrare con gli accenti della retorica o con quelli della riflessione civile. Per chi sceglie la seconda via s’ impone una realistica valutazione dello stato dell’arte. E qui i dati riportati, nel loro significato indicativo, consentono di farla in modo appropriato ed utile. Tanto più quando costringono a constatare che il grado di impreparazione si mantiene elevato anche quando si passa ai quesiti analitici. Così il 50% degli intervistati ritiene che la Costituzione altro non sia che una raccolta di leggi (una sorta di… testo unico!) anziché la Legge fondamentale della Repubblica, mentre il 41,5% reputa che essa contenga la normativa che… regola il divorzio.

Un paradosso da esplorare

Ma il terreno non è tutto incolto; e lo si scopre quando ci si inoltra tra i valori fondamentali che i ragazzi condividono anche se non saprebbero rintracciarli puntualmente nei paragrafi della Carta. Se ne ricava infatti un' ideale graduatoria in cui al primo posto è collocata la pari dignità tra i cittadini (scelta dall'89,6% del campione), al secondo il ripudio della guerra (84,8%) e al terzo il diritto al lavoro (75%). Sono inoltre considerati ''molto rilevanti'' l'inviolabilità della libertà personale (74,6%), la parità di diritti e lavoro tra uomo e donna (70,3%) e il diritto alla salute (69%). C' è infine una rivelatrice nota critica a proposito dei “doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale” che, ad avviso della grande maggioranza degli studenti, sono solo in parte rispettati.

Il paradosso italiano

Nel confronto tra il versante negativo e quello positivo si materializza una sorta di paradosso: alla scarsa conoscenza “tecnica” fa riscontro una larga condivisione dei valori. E' un bel tema da svolgere sia, per stare alle finalità del sondaggio, nello spazio propriamente didattico (la Costituzione nelle scuole ora in fase molto sperimentale) sia nel più generale circuito della formazione della coscienza politica nel Paese. Volendo semplificare, si potrebbe sostenere che il catalogo dei valori condivisi, che corrisponde alle motivazioni della Resistenza inscritte nella Costituzione, “resiste” tra i giovani a dispetto delle carenze cognitive rilevate sulle linee dell’architettura della Repubblica. Detto in termini un po’ ottimistici, sembrerebbe che l’onda lunga del movimento di Liberazione continua a produrre effetti nelle sensibilità delle nuove generazioni anche se non trova riscontro nel riconoscimento dell’importanza della dimensione istituzionale. E, siccome i valori sono buoni e l’adesione resta alta, se ne potrebbe dedurre che è possibile una “buona repubblica” anche senza una codificazione sistematica di valori e di regole.
E’ uno scenario affascinante perché denota che, fuor di retorica, la Resistenza, nei suoi tratti qualificanti non solo resta nella memoria collettiva ma produce ancora oggi, malgrado l’usura di un lungo ciclo storico, istanze decisive di libertà e di giustizia. Ma è anche una prospettiva preoccupante perché senza un ancoraggio anche formale, cioè senza la traduzione dei valori in norme, il buon andamento dell’ ordine civile resta affidato al perdurare dei … buoni sentimenti. Il rischio di manipolazione e di travisamento, che è particolarmente acuto nell’attuale “società liquida” non si fronteggia affidandosi alla spontaneità dei riflessi (fortunatamente ancora pronti) ma rinforzando le predisposizioni spontanee con la certezza delle regole.

Costituzione come storia

La conoscenza, anche analitica, della Costituzione è dunque, per un verso, il vaccino contro sempre possibili "avventure" e, per un altro, l’esplicito richiamo alla fase storica - il fascismo, il suo ordinamento, la sua cultura - di cui ha rappresentato il rovesciamento. C’è in corso una polemica sulla questione se la Costituzione debba essere insegnata come un vecchio catechismo oppure se ad essa ci si debba accostare con spirito critico, aperto anche ad eventuali aggiornamenti. I dati riportati mostrano con evidenza che c’è un bisogno preliminare di acquisizione del testo. Ma è l’ approccio storico quello che impedisce la cristallizzazione nozionistica. Ancora un paradosso: per comprendere la Costituzione bisogna studiare quel che c’era prima, la monarchia e il fascismo. E così resta chiaro anche il significato del 25 aprile come apertura di una storia davvero nuova.
Ha scritto Valerio Onida che “i contenuti della Costituzione sono anzitutto storia, la storia del nostro Paese, dell’Europa e del mondo; di un cammino pieno di contraddizioni e di travagli, ma anche di idee-forza e di processi volti ad affermare e tradurre nella realtà, in un mondo spesso assai distante da essi, valori essenziali che fondano la convivenza civile: eguaglianza degli esseri umani, diritti inviolabili della persona, giusta autorità dei governi fondata sul consenso”.
Da questo processo derivò un prodotto che ha retto a molte prove e che ha funzionato – anche questo va detto – come calamita di attrazione anche verso forze che originariamente furono estranee al processo costituente, come quelle che si richiamavano all’ultimo fascismo e che successivamente si sono riconosciute nella Carta. L’accumulo dell’esperienza politica successiva alla fase costituente, spinge così a considerare l’Italia come un laboratorio di conversione democratica. Se di ciò si sia trattato o soltanto di una convergenza pragmatica, è materia di analisi politica. Parole di segno irrevocabile sono state comunque pronunciate, non solo sulla Costituzione ma anche sulla Resistenza e quindi sul ripudio del fascismo e di tutte le forme di potere totalitario. Che prenderle sul serio significhi metterle alla prova è misura elementare di igiene democratica. Vale anche a correggere il tono di certe enfatiche celebrazioni della libertà in cui non si trova il modo di evocare i momenti, le parole e i protagonisti del ritorno della libertà in Italia. E per farlo non c’ è modo più appropriato che riandare, possibilmente in compagnia di un numero crescente di giovani, alle fonti della coscienza democratica della Repubblica: la Costituzione e il suo principio ispiratore.

Gennaro Lopez Presidente del Comitato Tecnico Scientifico di Proteo

L’intervento del presidente Lopez è stato effettuato il 17 marzo  2010 al convegno tenuto alla Camera dei Deputati in occasione della celebrazione del 149 esimo della proclamazione dell’Unità d’Italia.